Avventura n° 027

Passo San Giacomo, bacino del Toggia e Rifugio Maria Luisa

 

Latitudine 46°27'32.74"N Longitudine 8°27'7.41"E - Traccia GPS fino alla Cap. Corno CH

La Val Formazza si trova nord ovest del lago Maggiore, chiamato anche Verbano, e la si raggiunge percorrendo l'autostrada per Gravellona Toce, una derivazione della Milano Laghi che si ricongiunge con la Milano/Torino in direzione Alessandria. Le indicazioni riportano Arona come primo casello da oltrepassare e la strada costeggia per un certo tratto il lago, visibile negli scorci liberi da gallerie. Si prosegue seguendo il corso dell'autostrada finché si trasforma in Strada Statale del Sempione.

Superata l'uscita di Domodossola, occorre fare attenzione alle indicazioni per le Valli Formazza e Antigorio, in direzione di Crodo.

Oltrepassata la famosa cittadina, nota per le sue acque minerali, si prosegue in direzione Baceno fino ad incontrare Premia, dove abbiamo già illustrato una precedente escursione agli Orridi di Uriezzo.

La strada prosegue in direzione nord fino al bivio per Devero, dove invece seguiremo le indicazione per la Cascata del Toce. Superato il ponte sul Toce, continuiamo fino all'abitato di Riale, punto di partenza anche per questa escursione.

Bisogna arrivare sul posto prima delle ore 10 perché dopo è difficile trovare parcheggio all'ingresso del paesino, nel campo sulla destra, punto di partenza più comodo per la salita.

Anche oggi, a causa dell'erba bagnata, optiamo per la gippabile che si inerpica sulla montagna pasando proprio tra i due piccoli parcheggi erbosi. Il traffico a motore è interdetto ai privati e, in questo caso, sconsigliamo vivamente di provare a forzare il divieto perché si rischiano multe salatissime.

La quota di partenza è 1.730 metri e la prima tappa è posta alla base della diga del Toggia a 2.150. Il sentiero attraversa più volte la gippabile e in ogni momento si può decidere di cambiare percorso. Già dopo i primi tornanti lo spettacolo che si apre alle nostre spalle è entusiasmante.

Sotto di noi, il lago di Morasco si mostra in tutto il suo splendore, racchiuso tra una corona di cime che lasciano lo sguardo appeso alle nuvole.

Poi lentamente la salita si fa più lieve, il sentiero si snoda verso l'interno ed il paesaggio cambia radicalmente. Dopo circa un'ora e venti minuti dalla partenza raggiungiamo la Diga del Toggia.

E' stata costruita tra gli anni 1.929 e 1.932 sul torrente Roni in una conca pianeggiante, alla testa della Valle del Toce. E' del tipo a gravità massiccia in muratura di pietrame con malta cementizia, a pianta leggermente arcuata con raggio di 200 metri.

E' larga 199 metri e alta 44, la capacità dell'intero bacino è di oltre 15 milioni di metri cubi d'acqua. Alimenta tramite una galleria di 5.200 metri e una condotta forzata di 882 la Centrale Elettrica di Ponte.

Subito sotto la diga si trova il Rifugio Maria Luisa dove prenotiamo il pranzo per il primo pomeriggio.

La strada che porta al Passo San Giacomo parte a sinistra della diga, in direzione della palazzina di controllo dell'Enel. E' un comodo sterrato adatto anche ad essere percorso in bicicletta e costeggia il bacino per tutta la sua lunghezza.

La distanza da coprire è di poco più di 3 chilometri, leggermente in salita ed esposta ai venti freddi che scendono dal passo. Non è il caso di oggi perché siamo in agosto ed è una giornata stupenda.

Risalito per intero il Toggia, ci appare un laghetto di ristagno e dopo qualche minuto, compare la Casermetta del Passo San Giacomo a quota 2.313 m. E' un valico alpino sul confine tra l'Italia e la Svizzera. Collega Formazza con Airolo in val Bedretto. Dal punto di vista orografico si trova nelle Alpi Lepontine e separa le due seguenti sottosezioni: Alpi del Monte Leone e del San Gottardo e Alpi Ticinesi e del Verbano.

Subito dopo il passo, fa capolino tra l'erba alta un incantevole laghetto, le cui acque sono ricoperte interamente da un ricamo vegetale, molto suggestivo, che rifrange la luce del sole con una topnalità astratta. Ecco... ora possiamo finalmente dire di essere giunti alla meta!

Abbiamo effettuato il ritorno sull'altra sponda del Toggia, imboccando un sentiero svizzero ottimamente marcato con paletti colorati e scritte chiarissime, ma una volta giunti sul territorio italiano ne abbiamo perso irrimediabilmente le tracce e siamo dovuto tornare per prati.

Non ci sentiamo quindi di consigliare questa soluzione agli escursionisti poco esperti a cui raccomandiamo vivamente di ripetere a ritroso lo stesso tragitto dell'andata.

Abel Wakaam

 

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