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Latitudine 46°27'32.74"N Longitudine 8°27'7.41"E
- Traccia GPS fino alla Cap. Corno CH 
La Val Formazza si trova nord ovest del lago Maggiore, chiamato
anche Verbano, e la si raggiunge percorrendo l'autostrada per Gravellona
Toce, una derivazione della Milano Laghi che si ricongiunge con
la Milano/Torino in direzione Alessandria. Le indicazioni riportano
Arona come primo casello da oltrepassare e la strada costeggia per
un certo tratto il lago, visibile negli scorci liberi da gallerie.
Si prosegue seguendo il corso dell'autostrada finché si trasforma
in Strada Statale del Sempione.
Superata l'uscita di Domodossola, occorre fare attenzione alle
indicazioni per le Valli Formazza e Antigorio, in direzione di Crodo.
Oltrepassata
la famosa cittadina, nota per le sue acque minerali, si prosegue
in direzione Baceno fino ad incontrare Premia, dove abbiamo già
illustrato una precedente escursione agli Orridi
di Uriezzo.
La strada prosegue in direzione nord fino al bivio per Devero,
dove invece seguiremo le indicazione per la Cascata del Toce. Superato
il ponte sul Toce, continuiamo fino all'abitato di Riale, punto
di partenza anche per questa escursione.
Bisogna arrivare sul posto prima delle ore 10 perché dopo
è difficile trovare parcheggio all'ingresso del paesino,
nel campo sulla destra, punto di partenza più comodo per
la salita.
Anche oggi, a causa dell'erba bagnata, optiamo per la gippabile
che si inerpica sulla montagna pasando proprio tra i due piccoli
parcheggi erbosi. Il traffico a motore è interdetto ai privati
e, in questo caso, sconsigliamo vivamente di provare a forzare il
divieto perché si rischiano multe salatissime.
La quota di partenza è 1.730 metri e la prima tappa è
posta alla base della diga del Toggia a 2.150. Il sentiero attraversa
più volte la gippabile e in ogni momento si può decidere
di cambiare percorso. Già dopo i primi tornanti lo spettacolo
che si apre alle nostre spalle è entusiasmante.

Sotto di noi, il lago di Morasco si mostra in tutto
il suo splendore, racchiuso tra una corona di cime che lasciano
lo sguardo appeso alle nuvole.

Poi lentamente la salita si fa più lieve, il
sentiero si snoda verso l'interno ed il paesaggio cambia radicalmente.
Dopo circa un'ora e venti minuti dalla partenza raggiungiamo la
Diga del Toggia.
E' stata costruita tra gli anni 1.929 e 1.932 sul
torrente Roni in una conca pianeggiante, alla testa della Valle
del Toce. E' del tipo a gravità massiccia in muratura di
pietrame con malta cementizia, a pianta leggermente arcuata con
raggio di 200 metri.
E' larga 199 metri e alta 44, la capacità dell'intero
bacino è di oltre 15 milioni di metri cubi d'acqua. Alimenta
tramite una galleria di 5.200 metri e una condotta forzata di 882
la Centrale Elettrica di Ponte.

Subito sotto la diga si trova il Rifugio Maria
Luisa dove prenotiamo il pranzo per il primo pomeriggio.
La strada che porta al Passo San Giacomo parte a sinistra
della diga, in direzione della palazzina di controllo dell'Enel.
E' un comodo sterrato adatto anche ad essere percorso in bicicletta
e costeggia il bacino per tutta la sua lunghezza.
La distanza da coprire è di poco più
di 3 chilometri, leggermente in salita ed esposta ai venti freddi
che scendono dal passo. Non è il caso di oggi perché
siamo in agosto ed è una giornata stupenda.

Risalito per intero il Toggia, ci appare un laghetto
di ristagno e dopo qualche minuto, compare la Casermetta del Passo
San Giacomo a quota 2.313 m. E' un valico alpino sul confine tra
l'Italia e la Svizzera. Collega Formazza con Airolo in val Bedretto.
Dal punto di vista orografico si trova nelle Alpi Lepontine e separa
le due seguenti sottosezioni: Alpi del Monte Leone e del San Gottardo
e Alpi Ticinesi e del Verbano.
Subito dopo il passo, fa capolino tra l'erba alta
un incantevole laghetto, le cui acque sono ricoperte interamente
da un ricamo vegetale, molto suggestivo, che rifrange la luce del
sole con una topnalità astratta. Ecco... ora possiamo finalmente
dire di essere giunti alla meta!

Abbiamo effettuato il ritorno sull'altra sponda del
Toggia, imboccando un sentiero svizzero ottimamente marcato con
paletti colorati e scritte chiarissime, ma una volta giunti sul
territorio italiano ne abbiamo perso irrimediabilmente le tracce
e siamo dovuto tornare per prati.
Non ci sentiamo quindi di consigliare questa soluzione
agli escursionisti poco esperti a cui raccomandiamo vivamente di
ripetere a ritroso lo stesso tragitto dell'andata.
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