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Latitudine 46°25'13.59"N Longitudine 8°20'58.51"E
La Val Formazza si trova nord ovest del lago Maggiore, chiamato
anche Verbano, e la si raggiunge percorrendo l'autostrada per Gravellona
Toce, una derivazione della Milano Laghi che si ricongiunge con
la Milano/Torino in direzione Alessandria. Le indicazioni riportano
Arona come primo casello da oltrepassare e la strada costeggia per
un certo tratto il lago, visibile negli scorci liberi da gallerie.
Si prosegue seguendo il corso dell'autostrada finché si trasforma
in Strada Statale del Sempione.
Superata
l'uscita di Domodossola, occorre fare attenzione alle indicazioni
per la Valli Formazza e Antigorio, in direzione di Crodo.
Oltrepassata
la famosa cittadina, nota per le sue acque minerali, si prosegue
in direzione Baceno fino ad incontrare Premia, dove abbiamo già
illustrato una precedente escursione agli Orridi
di Uriezzo.
La
strada prosegue in direzione nord fino al bivio per Devero, dove
invece seguiremo le indicazione per la Cascata del Toce. Superato
il ponte sul Toce, continuiamo fino all'abitato di Riale, punto
di partenza anche per un'escursione al Lago
Kastel e al Bacino del Toggia.
Stavolta
invece continuiamo fino a raggiungere la base della diga di Morasco,
dov'è presente un ampio parcheggio, riservato in parte al
soggiorno dei camper. E' inoltre possibile imboccare la strada privata
dell'Enel sfidando il divieto di transito per i mezzi non autorizzati,
salire alla diga e percorrere lo sterrato che costeggia il lago
per raggiungere il fiume. Lì è possibile parcheggiare
accanto alla teleferica o in qualche spiazzo che non ostruisca il
passaggio. Così facendo si risparmiano una trentina di minuti.
Esistono
due sentieri che portano al lago del Sabbione, quello vecchio che
sale direttamente snodandosi sul costone roccioso che sovrasta il
fiume, e il nuovo sentiero che aggira sulla destra la fattoria e
sale verso la piana del Bettelmatt dove pascolano le mucche che
producono il latte per il famoso formaggio omonimo.
Il
vecchio sentiero è ufficialmente chiuso ma, al di là
del cartello che ne sconsiglia l'utilizzo, optiamo per la seconda
scelta, sicuramente meno ripida ma altrettanto panoramica. Non è
ben visibile l'imbocco e come punto di riferimento iniziale bisogna
dirigersi verso la fattoria ed aggirarla sulla destra finchè
si notano chiaramente i tipici colori bianco e rosso della segnaletica.
Dopo di che il sentiero piega decisamente a sinistra e prende a
salire dolcemente in direzione di quello vecchio, mantenendosi in
quota di un centinaio di metri.
Ben presto incontriamo un secondo cartello indicatore che spiega
chiaramente quale direzione seguire, fugando ogni dubbio sulla scelta
intrapresa. Il sentiero è il G39 che conduce al lago del
Sabbione e al Rifugio Busto Arsizio in diretta.

Una nutrita mandria di mucche intente a brucare ci tengono compagnia
per tutta la piana, poi il sentiero prende decisamente a salire,
puntanto verso una serie di bocchette che appaiono in susseguenza
e rappresentano la parte più faticosa del percorso.

Superato l'ultimo ostacolo, ci troviamo finalmente in un canalone
con i piloni della teleferica che spuntano dalle nuvole. Ancora
qualche passo e vediamo in basso a sinistra il baitello Zum Stock,
posto a quota 2.210, che rappresenta il congiungimento tra il vecchio
sentiero e quello nuovo che stiamo percorrendo. Siamo circa a metà
percorso. Proseguendo diritti si sale invece al Rifugio Busto Arsizio
che vedremo più avanti tra le nuvole.
Noi
scendiamo invece verso il baitello e proseguiamo in direzione del
fiume che oltrepassiamo su un improvvisato ponticetto realizzato
con dei tubi metallici e tavole di legno.

Ora la difficoltà è data dalla pietraia dove la
direzione da seguire è affidata soltanto agli "omini
di pietra" ed a rarissimi stralci di segnaletica. Siamo nel
regno della marmotte, avvertiamo in continuazione i loro fischi
di allarme e, dopo vari tentativi, riusciamo a fotografarne una.

Di
colpo il cielo si chiude, siamo immersi tra le nuvole e, nonostante
sia il primo di agosto, il bianco degli utlimi nevai ci trasporta
in una dimensione tipicamente autunnale.
Nei
rari squarci tra la nebbia, ci appare sul costone opposto il Rifugio
Busto Arsizio con la sua bandiera che sventola a quota 2.480 metri
sul livello del mare.
Quando
ormai ci stiamo preparando al peggio, il sole vince la sua eterna
battaglia con la tempesta e ci indica la direzione da seguire.
Ancora
uno sforzo e di colpo ci appare, imponente e maestosa, la diga del
Sabbione a 2.466 metri di altitudine

Forma
il serbatoio più importante della valle. E' del tipo a gravità
alleggerita, lunga 300 metri, alta 60, con uno spessore alla base
di 55, volume complessivo 140.000 metri cubi di calcestruzzo. Contiene
oltre 400 milioni di metri cubi d'acqua.
Quando sulla sinistra ci appare la sagoma del Rifugio Mores, la
nostra fatica è giunta finalmente alla fine. Risaliamo con
decisione verso il piccolo piazzale antistante e puntiamo in direzione
della torretta alla ricerca della traccia che ci porterà,
dopo due ore e mezza dalla partenza, al tanto agognato rifugio Somma
Lombardo a quota 2.570.

Da qui il lago ci appare in tutta la sua selvaggia
bellezza. Dopo un rapido pasto, ritorniamo sui nostri passi, ma
una volta giunti al baitello, decidiamo di saggiare con prudenza
il vecchio sentiero per renderci conto delle difficoltà che
avremmo trovato. Col senno di poi, ci sentiamo di sconsigliarlo
sia in salita che in discesa perchè, anche se più
corto, risulta davvero faticoso e con passaggi abbastanza esposti
da evitare assolutamente se nel gruppo ci sono dei bambini.
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