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Latitudine
45°57'11.85"N Longitudine 7°55'4.74"E
Macugnaga
si trova in Piemonte, a ovest del lago Maggiore chiamato anche Verbano,
e la si raggiunge percorrendo l'autostrada per Gravellona Toce,
una derivazione della Milano Laghi che si ricongiunge con la Milano/Torino
in direzione Alessandria.
Le
indicazioni riportano Arona come primo casello da oltrepassare e
la strada costeggia per un certo tratto il lago, visibile negli
scorci liberi da gallerie.
All'uscita
di Piedimulera e Pieve Vergonte occorre seguire la Strada Regionale
n.549 per poi risalire lentamente la valle, seguendo i tortuosi
tornanti che si inerpicano sui pendii della montagna.
Entrati
in Macugnaga proseguiamo diritti attraversando la cittadina fino
a raggiungere la frazione Pecetto, dove lasciamo l'auto nel grande
parcheggio accanto al fiume.
Dopo
il vento forte di ieri, il massiccio del Monte Rosa si presenta
senza una nuvola, un evento da considerarsi miracoloso perché
di solito le sue alte cime giocano a nascondino senza mai mostrarsi
interamente agli occhi dei numerosi amanti della natura che si spingono
fino a qui.
Decidiamo
di salire in seggiovia per accorciare i tempi di percorrenza ed
avere così più ore a disposizione per muoverci in
quota. Il primo tratto attraversa la folta pineta in orizzontale
fino a raggiungere l'Alpe Burky, dove si effettua il cambio che
si inerpica fino ai 2000 metri del Belvedere.
Vista
la giornata splendida, non perdiamo altro tempo e ci dirigiamo immediatamente
sul ghiacciaio che raggiungiamo in meno di dieci minuti. La visione
della morena è senza fiato, la parete di ghiaccio supera
i trenta metri di altezza e trasporta sulla sua cresta detriti e
rocce dando una visione spettrale dell'insieme.

Sembra
un'enorme pietraia in lento ma perenne movimento, separata da un
argine erboso dalla profonda valle in cui scorre il fiume.
Occorre
fare molta attenzione nell'attraversamento, seguendo scrupolosamente
le paline segnalatrici che indicano il percorso sicuro da seguire,
senza avventurarsi su massi o blocchi di ghiaccio perchéi
crepacci sono sempre in agguato.
Superato
il corso del ghiacciaio, saliamo sull'argine erboso e lo percorriamo
interamente, inebriati dalla visione di un paesaggio atipico, fatto
d'acqua, roccia, prati erbosi ed alte cime innevate che superano
i 4.500 metri.
Il
Rifugio Zamboni ci appare sullo sfondo, tra massi erratici e ruscelli
saltellanti.
Questa
dolce conca erbosa è così diversa dalla spigolosità
selvaggia del ghiacciaio che scorre alla nostra destra, ed il cielo
azzurro contrasta col bianco splendente delle nevi eterne. Il paradiso
oggi è qui!

Abbandoniamo
il sentiero principale per raggiungere una baita in cui si vendono
formaggi, latte e ricotta fresca, il rifugio ormai è a pochi
passi. Si avvicina l'ora di pranzo e decidiamo di fermarci per gustare
un piatto di polenta e carne.
| Il
monte Rosa ci guarda dall'alto e ci lascia sognare di essere
lassù, sulla punta Gnifetti, seduti sul terrazzo della
Capanna Regina Margherita, che con i suoi 4.554 metri è
il rifugio più alto d'Europa. |
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Ripartiamo
alla volta del Lago delle Locce, il sentiero risale la conca nel
mezzo del pianoro erboso, oltrepassiamo il ponticello e svoltiamo
a sinistra, seguendo le indicazioni per il Lago Effimero che di
fatto è completamente secco.

E'
possibile raggiungere il lago anche risalendo l'argine del ghiacciaio
ma, ammaliati dal paesaggio, lasciamo questa eventualità
per il ritorno.
Dopo
un primo tratto in falsopiano, la salita si fa durissima ed il sentiero
diventa un vero e proprio intreccio di sassi e rocce... vediamo
il costone roccioso che contiene il lago e questo ci da l'aiuto
necessario a dosare le forze.
Al
termine della salita, sbuchiamo in un canalone di collegamento sotto
cui scorre una condotta artificiale che provvede a mantenere costante
il livello del lago, ancora qualche passo e ci siamo.
Il
Lago delle Locce si trova all'interno di un cordone morenico ed
una parte delle sue sponde è formata dal ghiacciaio in ritiro.
Il colore è tipico dei laghi d'alta quota in cui converge
l'acqua di scioglimento delle nevi perenni, intrise di detriti accumulati
nei secoli.
Decido
di salire sul picco roccioso che lo sovrasta per scattare qualche
fotografia e mi trovo faccia a faccia con un giovane esemplare di
stambecco.
Lo
seguo per qualche centinaio di metri... poi la sua agilità
si dimostra molto migliore della mia.
E'
tempo di ritornare alla seggiovia, un ultimo sguardo al Monte Rosa
e ritorniamo sui nostri passi con ancora nel cuore le emozioni di
questa meravigliosa giornata,

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