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Latitudine
45°59'52.64"N Longitudine 8°26'58.73"E
Per
arrivare a Ompio è consigliabile percorrere l'autostrada per Gravellona
Toce e prendere l'uscita per Verbania. Proseguire quindi verso il
lago, superando la prima indicazione per Mergozzo e la grande rotonda
sulla strada provinciale.
Qualche
decina di metri più avanti, sulla sinistra, è visibile la seconda
indicazione per Mergozzo e immediatamente dopo, quasi con lo stesso
imbocco, la strada che da Fondotoce porta a San Bernardino.
Occorre
seguire le indicazioni per Santino e Rovegro, facendo attenzione
ad una biforcazione che gira sulla sinistra, dove è possibile incontrare
il primo cartello che indica Cicogna e percorrerla fino al primo
bivio che riporta le indicazioni per l'Alpe Ompio
La strada è sempre asfaltata e in ottime condizioni fino all'Alpe
Ruspesso (937 m) dove si può lasciare l'auto in un piccolo
parcheggio accanto al primo dei cartelli indicatori.
Una stradina sterrata nel bosco porta in 10 minuti allaccogliente
rifugio Fantoli (1000 m) del CAI di Pallanza dove è possibile
rifocillarsi e prenotare il pranzo per il ritorno.
Per raggiungere corte Buè, si imbocca il sentierino nel
prato a sinistra del rifugio e, attraversato il ruscello, si raggiunge
a destra ripidamente le baite superiori dellAlpe Ompio (1060
m).
Superate le baite si entra in un bosco di faggi e betulle fino
ad una selletta con una grande croce di legno (1090 m) sulla destra.
Qui si lascia a siinistra il ripido sentiero che sale verso il Monte
Faiè e si prosegue invece diritto seguendo le indicazioni
per Buè.
Il sentiero si mostra subito in tutta la sua selvaggia bellezza.
Il verde splendente della felci contrasta col bianco dei tronchi
delle betulle che si stagliano sul pendio irto che volge a fondovalle,
ed ogni angolo di bosco si tinge di un atmosfeta magica e particolare
che appaga lo sguardo ovunque si volge.
Sulla destra sono visibili i prati dell'Alpe Basseno e dell'Alpe
Scellina in un susseguirsi di scorci che mostrano la parte bassa
della Valgrande, dove scorre il Rio omonimo.
La camminata non è mai impegnativa ed i riferimenti sono
chiari e ben definiti. E' impossibile sbagliare perchè, di
fatto, è l'unica strada percorribile che segue armonicamente
il pendio in un saliscendi che si adatta alle pieghe della montagna.
Ben
presto, su un costone soleggiato che ci appare all'improvviso, compare
corte Buè con le sue baite in pietra grezza. Sembra un villaggio
fantasma che il tempo ha volutamente dimenticato affinchè
arrivasse integro sino a noi col suo sapore d'antico.
Sembra lì a portata di mano, ma la valle si allunga ed il
sentiero s'inoltra nelle sue anse infinite, portandoci nel verde
sempre più selvaggio.
Non ho mai visto tante felci su un pendio come in questa escursione.
Si susseguono in campi sterminati da cui s'innalzano alternativamente
i tronchi pallidi delle betulle o quelli grigi dei faggi, aggrappati
ad un terreno scosceso che precipita verso il fondovalle.
Il
gorgoglio del Rio Valgrande ci accompagna da lontano, mostrandosi
appena in qualche colpo d'occhio mozzafiato, giù, dove da
qualche parte si stringe nella stretta gola dove si staglia il ponte
in pietra di Velina.
Si
incontra un solo bivio con due frecce che indicano Buè su
direzioni opposte. A destra, superando alcuni gradini artificiali
di betulla, si scende verso il nucleo basso della corte, mentre
proseguendo diritto si segue il percorso originale che è
quello consigliato.
Occorre
circa un'ora e mezza di passo tranquillo per giungere a corte Buè,
una camminata adatta a tutti perchè non presenta particolari
difficoltà, ma è importante munirsi di una buona scorta
d'acqua, almeno un litro a testa, perchè non ne troverete
di potabile lungo tutto il percorso.
La
percentuale di discesa è maggiore all'andata, quindi occorre
tenersi una buona dose di energia per il ritorno, quando la fatica
comincerà a farsi sentire ed il profumo delle grigliate di
carne del Rifugio Fantoli diventeranno un miraggio da inseguire.
Corte
Buè è un angolo di passato che è giunto sino
a noi con lo stesso profumo di antico che aveva allora. La maggior
parte delle baite è in cattive condizioni, fatto salvo per
alcune di esse, adibite a rifugio dall'associazione locale, dove
è possibile pranzare al sacco sul terrapieno rivolto a sud
ovest.
Sulla
via del ritorno abbiamo incontrato alcuni cavalli allo stato brado
che si abbeveravano al ruscello.

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